Diario della gravidanza

INTRO

La gravidanza è un’esperienza di vita intensa ed è accompagnata da molteplici stati d’animo. Nel corso dei nove mesi la gioia e l’entusiasmo talora lasciano il posto ad ansie, preoccupazioni o semplicemente curiosità per ciò che sta accadendo “lì dentro”. L’obiettivo di questo diario della gravidanza è fornire alle donne una migliore conoscenza di se stesse, accompagnare i futuri genitori in questo percorso di attesa, guidarli in alcuni comportamenti quotidiani, rispondere ad alcune curiosità, spiegare il significato ed i limiti delle varie indagini diagnostiche e conservare esami ed indagini che verranno praticati durante questi mesi.

La lettura di queste pagine vuole essere un “aiuto”, ma di certo non può sostituire l’importante ruolo del colloquio con il medico. Piuttosto il diario stesso vuol fornire spunti per un dialogo più vivo.

 

INDICE

  • LA GRAVIDANZA DI SETTIMANA IN SETTIMANA
  • VISITE IN GRAVIDANZA
  • LE INDAGINI PRATICATE IN GRAVIDANZA ( ecografia nel I, II e III trimestre di gravidanza, diagnosi prenatale invasiva e test biochimici)
  • NORME IGIENICHE IN GRAVIDANZA (l’igiene personale, i rapporti sessuali, il fumo, l’alcool, l’attività fisica, il lavoro)
  • I CAMBIAMENTI DURANTE LA GRAVIDANZA
  • nausea e vomito, l’aumento di peso, apparato cardiocircolatorio, apparato renale e vie urinarie, apparato respiratorio, apparato digerente, l’addome, i genitali esterni, le mammelle, la cute, sistema nervoso, lombalgia (mal di schiena), pubalgia, tunnel carpale
  • PREVENZIONE DI ALCUNI DISTURBI
  • GINNASTICA IN GRAVIDANZA
  • LA DIETA IN GRAVIDANZA
  • I FARMACI IN GRAVIDANZA
  • • I SEGNALI VERI E FALSI DEL TRAVAGLIO
  • • CONSIGLI FINALI

LA GRAVIDANZA DI SETTIMANA IN SETTIMANA

4-5 settimane

È possibile eseguire un test di gravidanza già il primo giorno dopo la mancata mestruazione, utilizzando preferibilmente le prime urine del mattino. Se positivo, raramente si tratta di un errore. Se negativo è meno affidabile e deve essere ripetuto dopo qualche giorno.

A quest’epoca il prodotto del concepimento è circa 5 mm, ma il cuore batte già, il cervello inizia a formarsi e il sesso è determinato.

6-7 settimane

Il battito del cuore può essere visto con l’ecografia. Se non si vede, non è detto che non vi sia, ma deve essere ricontrollato a distanza perché la gravidanza potrebbe essere iniziata dopo.

Alla fine di questo periodo l’embrione è lungo circa 10 mm.

8-9 settimane

Se non ancora effettuato conviene eseguire il primo controllo ecografico.

Procede la formazione di occhi, bocca, orecchie, mani e piedi, cuore, polmoni, reni, fegato e intestino.

L’embrione cresce fino a 22 mm.

10-14 settimane

Alla 12a settimana il feto è completamente formato e d’ora in avanti dovrà crescere e maturare. Il bambino si muove, ma i suoi movimenti non possono ancora essere avvertiti dalla mamma.

Con l’ecografia si può sentire il battito cardiaco: la sua frequenza è di 120-160 battiti al minuto.

Il bimbo raggiunge gli 85 mm e pesa circa 100 gr.

I sintomi fastidiosi della gravidanza (nausea, etc.) possono iniziare a migliorare. Dopo questa settimana è più raro abortire. In quest’epoca si esegue lo studio ecografico della translucenza nucale.

15-22 settimane

Il bimbo cresce rapidamente. A 20 settimane la mamma avverte i primi movimenti fetali. A 22 settimane il bimbo pesa circa 500 gr. Questa è l’epoca per eseguire l’ecografia più importante (strutturale, ecoflussimetria).

23-30 settimane

Il bambino deglutisce piccole quantità di liquido amniotico ed urina nel sacco amniotico. Può avere il singhiozzo e succhia spesso il pollice.

Gradisce la musica e può distinguere la luce dal buio.

Alla 30a settimana il peso è circa 1.400 gr.

31-36 settimane

Il bambino può già mettersi in posizione (a testa in giù). Tuttavia, se fosse podalico, potrebbe sempre girarsi entro le ultime settimane.

Per chi lavora occorre redigere il certificato di astensione obbligatoria dal lavoro (32a settimana).

È importante controllare che il feto si muova (minimo 10 movimenti dalla mattina alla sera, ma solitamente sono molti di più) e che le contrazioni non diventino frequenti o dolorose, né che vi siano perdite di liquido amniotico dalla vagina. Per questo è meglio tenere già preparata la borsa per l’Ospedale (pannoloni, camicia, documento identità, ultimi esami effettuati).

37-40 settimane

All’inizio del nono mese il feto compie i primi movimenti respiratori (singhiozzo) anche se non c’è aria nei suoi polmoni. Se la testina del bambino scende nella pelvi la pancia della mamma si abbassa.

I controlli ostetrici diventano quindicinali o settimanali.

Alla 40a settimana il bambino è lungo circa 50 cm.

VISITE IN GRAVIDANZA

La prima visita in gravidanza è di solito la più lunga e sarebbe auspicabile la presenza anche del futuro papà.

Successivamente le visite avranno, inizialmente, cadenza mensile poi ogni 3 settimane (34a-37a settimana), settimanale (38a-39a settimana), ed, infine, anche a giorni alterni (fino al parto).

In occasione della visita vengono rilevati:

  • dati anamnestici
  • pressione arteriosa
  • peso corporeo
  • condizioni del collo dell’utero
  • battito cardiaco fetale (dopo una data epoca)
  • presentazione del feto (ultimi due mesi)
  • ogni altro segno (edemi, varici, perdite, contrazioni, etc.).

LE INDAGINI PRATICATE IN GRAVIDANZA

Durante gravidanza la paziente viene sottoposta a varie indagini. Vengono prescritti esami ematochochimici ed urinari per valutare il benessere materno e si consigliano, nel corso della gestazione, alcuni esami ecografici.

ECOGRAFIA DEL PRIMO TRIMESTRE DI GRAVIDANZA

L’ecografia del I trimestre di gravidanza fornisce informazioni molto importanti ai fini del regolare decorso della gravidanza:

  • consente di accertare la regolare sede intrauterina della gravidanza
  • consente di stabilire il numero di camere gestazionali e di embrioni presenti
  • permette la datazione della gravidanza misurando l’embrione (CRL)
  • valuta il rischio statistico di aborto attraverso un particolare rapporto tra la biometria della camera gestazionale e quella dell’embrione
  • consente di eseguire lo screening ecografico del rischio di cromosomopatia mediante valutazione della translucenza nucale
  • può evidenziare la presenza di malformazioni uterine, fibromi e patologie degli annessi.

ECOGRAFIA DEL SECONDO TRIMESTRE DI GRAVIDANZA

Nel primo trimestre avanzato solo poche patologie malformative maggiori (ad esempio il mancato sviluppo della volta cranica -anencefalia- ed il mancato sviluppo di un arto -amelía-) possono essere riconosciute.

La capacità (sensibilità) dell’ecografia prenatale nel riconoscere le anomalie fetali è più elevata nel secondo trimestre, con una media del 48%; la migliore sensibilità è tra la 20a e la 24a settimana. Lo studio ecografico prenatale dell’anatomia fetale è fortemente condizionato da diversi fattori che possono falsare i risultati, nonostante la correttezza dell’esame.

Tali fattori possono essere così indicati:

  • la variabilità della morfogenesi fetale (cioè dei tempi di sviluppo del corpo fetale) che non sempre consente deduzioni definitive con un unico esame ecografico;
  • lo spessore della parete addominale materna:
  • la posizione sfavorevole del feto;
  • le anomalie di quantità del liquido amniotico;
  • la gemellarità;
  • l’epoca di gestazione.

Oltre al condizionamento dei risultati indotto dai fattori già indicati, va tenuto conto che non tutti gli organi e distretti corporei fetali possono essere visualizzati ecograficamente.

Ad esempio, per le sue dimensioni il cuore fetale può essere esaminato dalla 20a settimana in poi, anche se lo studio cardiaco è molto meno agevole dopo la 30a settimana.

Lo studio ecografico del secondo trimestre si completa con la valutazione della sede di inserzione placentare, della quantità del liquido amniotico, lo studio della circolazione uterina (per la valutazione del rischio di gestosi) e delle flussimetrie fetali.

ECOGRAFIA DEL TERZO TRIMESTRE DI GRAVIDANZA

L’esame ecografico del terzo trimestre può consentire di individuare quelle anomalie fetali il cui riconoscimento è difficile o impossibile nel secondo trimestre (ad esempio: agenesia renale monolaterale, acondroplasia, teratoma sacrococcigeo, agenesia del corpo calloso, etc.), ovvero le patologie evolutive che possono comparire in qualsiasi momento della gravidanza (idrocefalia, tumori, ernia diaframmatica, gastroschisi, patologie cardiache, patologie ostruttive renali, etc.).

Lo studio ecografico del terzo trimestre si completa con la valutazione della placenta, della quantità del liquido amniotico e le flussimetrie fetali.

DIAGNOSI PRENATALE INVASIVA (amniocentesi, villocentesi, cordocentesi) E TEST BIOCHIMICI

Ogni gravida ha un rischio che il proprio feto possa essere affetto da un’anomalia dei cromosomi. Essa può consistere in alterazioni del numero, della struttura o da anomalie contenute nel cromosoma stesso la cui espressione è la malattia genetica. Lo studio del cariotipo fetale (studio dei cromosomi) mediante tecniche invasive di amniocentesi, villocentesi e cordocentesi permette di individuare solo le anomalie del numero e della struttura del cromosoma ma non consente, se non in casi particolari e specificatamente richiesti, lo studio delle malattie genetiche.

La più comune tra le anomalie dei cromosomi che si associano a ritardo mentale riscontrabili con lo studio del cariotipo fetale è rappresentata dalla sindrome di Down o Trisomia 21; essa si verifica una volta ogni mille nati vivi ma chiaramente la sua frequenza è più alta in quanto una parte dei feti affetti va incontro, spontaneamente, ad aborto.

In Italia nascono circa 600.000 bambini ogni anno ed in Campania ne nascono circa 80.000; questo significa che in Italia nascono circa 600 bambini/anno affetti da S. di Down ed in Campania circa 80/anno. Circa la metà di questi bambini nasce da donne con un’età maggiore di 35 anni. Infatti il rischio che una gravidanza possa essere complicata da un feto affetto da S. di Down è in gran parte legato all’età materna ed incrementa con l’aumentare di questa. Per tale motivo la letteratura mondiale ritiene utile eseguire lo studio del cariotipo in quelle gestanti che presentano una età, alla nascita del proprio bambino, superiore ai 35 anni; le altre condizioni di rischio, per le quali è indicato tale studio sono: precedente feto affetto da cromosomopatia, anomalia fetale maggiore riconosciuta all’ecografia, presenza di un marcatore di sospetto.

Questi marcatori di sospetto sono rappresentati da diversi segni ecografici e da esami biochimici eseguiti su sangue materno e sono rivolti, per quanto suddetto, alla popolazione a “basso rischio” che è rappresentata fondamentalmente da quelle gestanti con età inferiore ai 35 anni.

I test ecografici sono rappresentati dalla translucenza nucale eseguita nel primo trimestre e da un esame ecografico eseguito tra la 16a e la 20a settimana nel quale sono ricercate le anomalie fetali ed i soft markers. Questi ultimi non sono malformazioni, né indicano la presenza di un’anomalia ma sono indicati, in letteratura, come dei segni per i quali sarebbe prudente effettuare lo studio del cariotipo fetale.

I test biochimici sono rappresentati, fondamentalmente, dal duo test e dal tri test ed essi possono essere integrati in vario modo con i suddetti test ecografici.

Comune denominatore nel calcolo del rischio per cromosomopatia è rappresentato dall’età materna; infatti, qualsiasi sia la metodica utilizzata, questi marcatori vengono sempre integrati con il rischio legato all’età materna.

Ogni marcatore, sia ecografico che biochimico, presenta una propria precisione nel definire il rischio di cromosomopatia. Infatti, circa il 70% dei feti affetti da sindrome di Down viene sospettato per la presenza di uno di essi.

La diagnosi prenatale invasiva studia il benessere fetale attraverso metodiche che penetrano nel “compartimento fetale”. Gli strumenti per la diagnosi prenatale invasiva sono principalmente aghi lunghi e sottili, mediante i quali è possibile penetrare nel compartimento fetale e prelevare campioni di liquido amniotico, placenta, sangue e tessuti fetali.

– Che cos’è l’amniocentesi ?

L’amniocentesi è una metodica di diagnosi prenatale che consiste nel prelievo di liquido amniotico.

– A cosa serve l’amniocentesi ?

La principale indicazione è costituita dallo studio del cariotipo fetale che può permettere il riconoscimento di alterazioni numeriche o strutturali dei cromosomi.

In caso di familiarità, l’amniocentesi può essere praticata per lo studio di alcune malattie genetiche (ad esempio la fibrosi cistica, l’emofilia, etc.)

Inoltre, l’amniocentesi può permettere la ricerca di particolari agenti infettivi presenti nel liquido amniotico in caso di infezione materna contratta durante la gravidanza.

– In quale epoca gestazionale si esegue l’amniocentesi ?

L’amniocentesi si effettua solitamente tra la 16a e la 18a settimana di gestazione.

– In quanti giorni si ottiene la diagnosi?

La diagnosi citogenetica dello studio del cariotipo fetale si ottiene dopo circa due settimane dall’amniocentesi. La metodica F.I.S.H., quando richiesta, permette di escludere preliminarmente alcune anomalie cromosomiche in 48 – 96 ore ma necessita, comunque, della conferma citogenetica.

– L’amniocentesi richiede una preparazione particolare ?

Si richiedono, solitamente, gli esami già praticati nei primi mesi di gravidanza.

Prescriviamo solitamente una profilassi antibiotica dal giorno prima di praticare l’amniocentesi.

LE NORME IGIENICHE IN GRAVIDANZA

La gravidanza è un evento fisiologico.

In condizioni di normalità la vita della gestante può continuare quasi immutata attuando solo qualche piccola attenzione.

Questi sono alcuni consigli che ritengo possano essere utili:

 

L’igiene personale

In gravidanza la pelle è più sensibile alle irritazioni ed è più facile che insorga prurito. Per questo motivo è consigliabile usare sempre detergenti delicati. E’ preferibile la doccia al bagno e l’acqua non deve essere troppo calda. E’ più frequente l’insorgenza di infiammazioni dei genitali ed è utile usare detergenti non aggressivi che non alterino il pH ottimale.

L’ igiene dei denti deve essere accurata, perché in questo periodo le gengive sono esposte all’aggressione dei batteri. E’ consigliabile fare un controllo dal dentista e lavarsi i denti accuratamente dopo ogni pasto. Può essere utile l’uso di un colluttorio.

I rapporti sessuali

I rapporti sessuali non sono controindicati durante la gravidanza, tranne in caso di complicazioni quali minaccia d’aborto, placenta previa o minaccia di parto prematuro. La gravidanza comporta alcune modifiche sia nella donna (aumento della libido) che nell’uomo (paura di far del male al bimbo). Bisogna accettare questi cambiamenti e quanto ne deriva senza colpevolizzarsi: si tratta di una fase transitoria che richiede solo molta serenità.

Il fumo

Il fumo è dannoso per la salute della gestante. In gravidanza è opportuno smettere di fumare o quanto meno ridurre moltissimo il numero di sigarette (non più di 3-4 al giorno). E’ dimostrato che i neonati di donne fumatrici hanno alla nascita un peso inferiore rispetto a quelli di gestanti non fumatrici.

L’alcool

Un consumo rilevante di alcolici, soprattutto in fase embrionale, può causare danni che coinvolgono vari organi e apparati fetali (la fetopatia alcoolica). E’ consentito un consumo moderato, che non superi uno-due bicchieri di vino o di birra al giorno.

L’ attività fisica

Se non ci sono complicazioni l’attività fisica in gravidanza è salutare in quanto: conserva un buon tono muscolare, attiva la motilità intestinale, aiuta a non ingrassare ed a mantenere il buon umore.

Camminare è la cosa più semplice che si può fare; cercate di camminare almeno mezz’ora tutti i giorni, possibilmente in zone con poco traffico.

In molte palestre vengono offerti corsi di ginnastica pre-parto, che comprendono esercizi per la colonna vertebrale, per i muscoli addominali e di rilassamento. Lo stretching consente un’attivazione muscolare consona alle esigenze della gestante. Il nuoto è adatto alle gestanti e può essere praticato fino al termine della gravidanza. Sono utili e piacevoli i corsi di ginnastica in piscina (acquagym).

La bicicletta è indicata; l’ideale è andare in un parco dove l’aria è migliore.

Il lavoro

La gravidanza non è una malattia. Una donna che svolge un lavoro fisicamente non impegnativo e che non presenta situazioni patologiche (minaccia di aborto, perdite ematiche, contrazioni) può continuarlo fino a quando il suo fisico glielo consente. E’ consigliabile, comunque, fare almeno due ore di riposo pomeridiano. L’unica regola fondamentale è quella di “smettere appena vi sentite stanche”.

I CAMBIAMENTI DURANTE LA GRAVIDANZA

La gravidanza è un momento fisiologico della vita della donna, nel corso del quale l’organismo materno va incontro a notevoli modificazioni in tutti suoi apparati. Ciò comporta che la gravidanza può causare una serie di disturbi, più o meno marcati, che possono turbare la tranquillità della donna. Non vanno, inoltre, dimenticate le problematiche psicologiche che la gravidanza induce nella donna sia per le modifiche fisiche e sociali della stessa che per la paura delle anomalie fetali.

Nausea e vomito

Molte donne sono disturbate nel primo trimestre di gravidanza da frequenti episodi di nausea e talora vomito, specialmente al mattino. Ciò comporta spesso una riduzione dell’alimentazione con conseguente calo di peso. Tali disturbi sono spesso stimolati da odori marcati di sostanze non solo alimentari.

Nella maggior parte dei casi non è necessario alcun trattamento farmacologico, ma sono sufficienti alcuni accorgimenti. Si consiglia di evitare l’esposizione a odori molto marcati e fastidiosi, consumare pasti piccoli e frequenti, facili da digerire ed evitare l’ingestione abbondante di liquidi. Quasi sempre questi accorgimenti sono sufficienti a dominare la situazione.

L’aumento di peso

L’aumento del peso corporeo è un fenomeno praticamente obbligatorio in gravidanza, determinato non solo dal peso del feto, della placenta, del liquido amniotico e dell’utero (che in totale arrivano a circa 6 kg), ma anche dalla ritenzione di liquidi e dalla deposizione di grassi nei tessuti dovuti alla particolare situazione ormonale della gestazione.

L’incremento ponderale inizia sin dalle prime fasi di gestazione quando il feto pesa pochi grammi. Non sempre l’aumento è graduale, ma può essere più accentuato in certi periodi rispetto ad altri. Ad esempio, nelle donne che hanno nausea e vomito nei primi tre mesi, il peso non aumenta o, talvolta, diminuisce; ma quando la nausea cessa vi può essere una crescita anche di 3-4 chili in un mese.

E’ consigliabile, a termine di gravidanza, non superare complessivamente i 12 chili, perché si è visto che un incremento eccessivo favorisce la comparsa di disturbi e complicazioni, quali gestosi, diabete e parto pretermine. Se ci si accorge che si sta ingrassando troppo, è opportuno eliminare i dolci, ridurre i farinacei ed i grassi.

L’incremento ideale dovrebbe essere di circa un chilo alla fine del terzo mese, di quattro-cinque chili alla fine del sesto mese e di dieci-dodici chili al termine di gravidanza.

Apparato cardiocircolatorio

Il cuore va incontro ad un aumento costante del suo lavoro sia per l’incremento del volume del sangue circolante, sia per l’innalzamento della frequenza cardiaca. E’ facile avvertire palpitazioni ed affaticamento. Inoltre compaiono alcune alterazioni elettrocardiografiche che sono normali.

Nel terzo trimestre, per la compressione dell’utero sulla vena cava e sull’aorta, la posizione supina è sconsigliata; si possono verificare dei collassi (sindrome da ipotensione supina) che si risolvono spostandosi sul fianco sinistro (posizione consigliata). Sono da considerare normali i valori di pressione massima (sistolica) fino a 140 mmHg e di pressione minima (diastolica) fino a 90 mmHg.

N.B.: In gravidanza è buona norma controllare la PA ogni 7-10 giorni.

Frequentemente si verificano varici nelle persone con familiarità per questo problema. Per le varici degli arti inferiori è consigliato l’uso di calze elastiche ed il riposo con le gambe leggermente sollevate rispetto al piano del letto. Le emorroidi si manifestano frequentemente in gravidanza. Ciò dipende dall’azione del progesterone sulle pareti venose e dalla frequente tendenza alla stipsi.

Apparato renale e vie urinarie

La situazione ormonale e l’aumento di volume dell’utero determinano una dilatazione degli ureteri che può simulare una colica renale.

Inoltre, sempre per l’aumento dell’utero, la gestante ha necessità di svuotare più frequentemente la vescica, specialmente di notte (questioni ormonali e di circolazione).

Apparato respiratorio

In gravidanza aumenta il consumo di ossigeno. Nel terzo trimestre, per questo motivo e per il ridotto abbassamento del diaframma, vi può essere affanno.

Apparato digerente

In gravidanza aumenta la fame e la sete, tranne nei casi di vomito.

Può insorgere una predilezione o avversione per alcuni cibi e odori.

Le gengive facilmente sanguinano e si formano piccole escrescenze che regrediscono spontaneamente dopo il parto. Vi è un aumento della salivazione.

Vi può essere rigurgito gastro-esofageo. Questo determina una fastidiosa sensazione di rigurgito acido e bruciore dello stomaco. Per prevenire la comparsa di tale disturbo è consigliabile non sdraiarsi subito dopo il pasto. All’occorrenza l’uso di farmaci antiacidi può procurare sollievo.

Il rallentamento del transito intestinale comporta una digestione più lenta e l’insorgenza o l’accentuazione della stipsi.

Le mammelle

Le mammelle aumentano di volume, con conseguente tensione mammaria spesso fastidiosa e talora dolorosa.

I capezzoli diventano più grossi e più scuri e compaiono piccoli rilievi. In molti casi, già dal 3º mese, può comparire una secrezione lattescente che persiste fino al parto. Tale segno è la conseguenza della preparazione della mammella all’allattamento.

La cute

In molte donne, soprattutto quelle con capelli neri, dal quarto mese compaiono zone di pigmentazione scura della cute (cloasma gravidico), soprattutto su fronte, zigomi e naso. Sull’addome, al posto della linea alba, compare una linea scura che va dal pube all’ombelico (linea nigra); questa scompare dopo il parto.

In gravidanza vi è una crescita maggiore delle unghie e dei capelli.

Sistema nervoso

Nel primo trimestre sono frequenti l’ansia e la depressione, con una sorta di amore/rifiuto nei confronti del bambino. Questi sentimenti si attenuano nel periodo centrale della gravidanza, per poi ricomparire alla fine per le paure legate al parto ed alla verifica dello stato di salute del feto.

Lombalgia (mal di schiena)

In gravidanza, per effetto dell’aumento di volume dell’utero si verifica un’accentuazione della lordosi lombare. Ciò può comportare un aumento di lavoro della muscolatura lombare con conseguente comparsa di una fastidiosa lombalgia. Spesso questa situazione può comportare una vera e propria sciatalgia, talora molto dolorosa. Questi sintomi si attenuano con l’utilizzo della panciera e poi regrediscono spontaneamente nelle settimane successive al parto.

Pubalgia

In gravidanza per effetto di un generale aumento della lassità dei legamenti, si verifica un rilasciamento della sinfisi pubica (osso della parte anteriore del bacino). Ciò può comportare dolore che si accentua con la deambulazione e con i cambi di posizione (ad esempio cambiando posizione nel letto). Tale disturbo non deve preoccupare e si risolve spontaneamente dopo il parto.

Tunnel carpale

A causa della ritenzione idrica si può verificare una compressione del nervo mediano nel canale carpale. Ciò comporta dolenzia alle mani, con sensazione di formicolio e ridotta sensibilità. In genere tali disturbi regrediscono spontaneamente dopo il parto.

PREVENZIONE DI ALCUNI DISTURBI

Prevenzione del mal di schiena

Letto con fondo sufficientemente rigido.

Usare scarpe a pianta larga e tacco basso.

Quando sedute, non incurvate la schiena ma poggiatela allo schienale.

Per raccogliere qualcosa piegate le ginocchia e non la schiena.

Usare la panciera.

 

Prevenzione della stitichezza

Masticare a lungo gli alimenti.

Bere almeno due litri di acqua al giorno.

Usare cereali, cibi integrali (pane nero, crusca, etc.) e verdure cotte.

Mangiare soprattutto a colazione e pranzo, mantenendo leggera la cena.

Mangiare la frutta tra un pasto e l’altro, piuttosto che alla fine dei pasti.

Avvertendo lo stimolo alla defecazione, non ritardare l’evacuazione.

Dedicare del tempo ad una attività fisica moderata ma costante.

 

Prevenzione degli svenimenti

Assicurarsi di introdurre adeguatamente liquidi, vitamine e sali minerali.

Alzarsi lentamente dalle posizioni di seduta e sdraiata.

In caso di vertigine coricarsi immediatamente su di un fianco.

 

Prevenzione di varici ed emorroidi

Prolungato riposo con gli arti inferiori innalzati.

Uso di calze elastiche.

Regolarizzazione dell’intestino (dieta ricca di scorie e di liquidi).

Evitare di restare a lungo in piedi.

Dormire con le gambe sollevate alzando i piedi del letto.

Mantenere contenuto l’aumento di peso corporeo.

 

Prevenzione del sonno disturbato

Usare una bevanda calda (latte o tisana).

Ascoltare una musica rilassante.

Dormire sul fianco, con un cuscino fra le gambe ed uno sotto la pancia.

 

GINNASTICA IN GRAVIDANZA

Gli esercizi che riporto di seguito hanno lo scopo di preparare fisicamente e psicologicamente al parto. Le consapevolezza ed il dominio della paura e del dolore daranno maggiore forza durante il travaglio ed un enorme senso di gioia al momento della nascita del proprio bambino.

Esercizio 1

State completamente rilassate e abbandonate sul dorso. Appoggiate la nuca su di un cuscino. Tenete le braccia lungo i fianchi staccate dal corpo. Divaricate le gambe tenendole appena piegate (ponete un cuscino sotto le ginocchia). Ottenuto il rilassamento iniziate la respirazione prima addominale poi toracica (impegnando cioè prima i muscoli addominali, quindi il torace).

Esercizio 2

Appoggiate la guancia destra su un cuscino. Piegate il braccio destro “a squadra” portandolo verso l’esterno. Distendete la gamba destra e ponete la sinistra a squadra come in figura. Ottenuto il rilassamento iniziare la respirazione prima addominale poi toracica. Ripetete l’esercizio 8-10 volte.

Esercizio 3

State sul dorso. Piegate (a squadra) le gambe unite, tenendo le braccia vicino al corpo. Lasciate “cadere” le ginocchia tutte due da una parte, facendo flessuosamente perno sulla schiena. Respirate lentamente mentre spostate le ginocchia. L’esercizio va ripetuto un paio di volte, alternando il fianco.

Esercizio 4

State sul dorso. Piegate le gambe unite avvicinandole al corpo e facendo leva sui piedi. Spostate il peso del corpo dall’osso sacro al coccige e, successivamente, dall’osso sacro alle vertebre lombari. Ripetete l’esercizio descritto 8-10 volte.

Esercizio 5

State rilassate sul dorso, le gambe leggermente divaricate, e piegate “a squadra” le ginocchia (verso l’alto). Quindi abbandonate completamente all’infuori prima un ginocchio poi l’altro, dondolandovi leggermente sull’osso sacro.

L’articolazione del fianco che si piega deve rimanere perfettamente rilassata. Si raccomanda sempre di respirare molto lentamente.

Durante questo esercizio si possono anche congiungere le piante dei piedi, oppure distendere una gamba e portare la pianta del piede dell’altra gamba all’altezza del ginocchio della prima. Tale posizione va alternata da un fianco all’altro. Ripetete l’esercizio descritto 8-10 volte.

Esercizio 6

State rilassate sul dorso, le gambe leggermente divaricate. Sollevate la gamba destra (Fig.9), ben tesa, sino a formare un angolo retto, poi eseguite un quarto di cerchio verso sinistra, fino a toccare il suolo con il piede (Fig10). Non staccate mai le spalle da terra. Riportate quindi la gamba verso il centro e lasciatela scendere lentamente. Respirate sempre lentamente in pieno rilassamento e ripetete l’esercizio con l’altra gamba. Ripetete l’esercizio descritto 8-10 volte.

Esercizio 7

State sul dorso. Sollevate la gamba destra, tesa possibilmente fino a formare un angolo retto (Fig. 11), quindi riabbassatela lentamente. Ripetete con la gamba sinistra. Fate compiere una rotazione all’articolazione del piede della gamba sollevata, prima verso l’esterno poi verso l’interno. Ripetete l’esercizo 8-10 volte.

Esercizio 8

Esercizio per alleviare il dolore lombare

Poggiatevi sulle ginocchia e sulle palme delle mani distese. Tenete le braccia diritte; formate con la testa, la nuca, la schiena un’unica linea. Incurvate “a gatto” la testa e la schiena. Ripetete l’esercizio 8-10 volte.

Esercizi per migliorare la postura

Studiati per rinforzare la muscolatura della colonna vertebrale e per cercare di conservare una fisiologica lordosi lombare e una corretta.

Esercizio 9

Posizione supina, ginocchia flesse, piante dei piedi a terra, mani alla nuca. Sollevare lentamente il busto verso le ginocchia. Mantenere tale posizione per 3 secondi e ritornare nella posizione di partenza, rilassandosi. N.12 ripetizioni.

Esercizio 10

Posizione supina, braccia lungo i fianchi lievemente aperte. Inarcare dolcemente il rachide lombare tenendo perfettamente adesi al pavimento i glutei e le spalle. Poi far aderire il tratto lombare al pavimento, mantenendo la posizione per 5 secondi. N. 10 ripetizioni.

Esercizio 11

In piedi, appoggiate ad una parete liscia, far aderire tutta la colonna vertebrale alla parete e, flettendo le ginocchia, scivolare sulla parete senza staccare la colonna vertebrale. Poi risalire estendendo le ginocchia sempre senza staccare la colonna dalla parete. N. 4 ripetizioni.

Esercizio 12

In piedi, ginocchia lievemente flesse. Contraendo i muscoli glutei, “spingere il codino in avanti”. Poi rilasciare la contrazione, fino a portare le vertebre alla fisiologica lordosi. N. 24 ripetizioni.

Esercizio per il pavimento pelvico

In ginocchio, in appoggio sui gomiti, contrarre vagina ed ano per almeno 5 secondi e poi rilassare la muscolatura il più possibile. N.12 ripetizioni.

Questo esercizio è molto indicato anche dopo aver partorito.

LA DIETA IN GRAVIDANZA

Alcune donne in “dolce attesa” purtroppo seguono ancora il motto “devi mangiare per due”. In realtà, durante la gravidanza ogni futura mamma deve nutrirsi in modo da mantenere se stessa in buona salute e da consentire ai tessuti fetali di formarsi e svilupparsi nella maniera migliore.

Nel mondo scientifico non vi è pieno accordo sugli schemi dietetici e sull’aumento di peso ideale per una gestante.

Il massimo incremento di peso consentito è di circa 12 Kg.

“E’ importante la valutazione periodica del peso della gestante”.

Rivestono notevole importanza il peso di partenza, il peso ideale e situazioni che predispongono al diabete, all’ipertensione e all’obesità.

Senza creare in merito eccessive preoccupazioni, sottolineo solo che l’eccessivo aumento ponderale può essere pericoloso sia per la madre sia per il feto, in quanto aumenta il rischio dell’insorgenza di complicazioni come il diabete, la gestosi e rende più frequenti i parti difficili.

Comunque una dieta molto varia è sempre l’ideale per la futura mamma già fin dall’inizio e può comprendere, naturalmente, carne, pesce, uova, latte e derivati, legumi, cereali, frutta e verdura.

In modica quantità possono essere consumati: vino, birra e caffè. Andrebbero evitate tutte le bevande gassate (contengono zucchero e caffeina). E’ bene evitare i superalcolici.

Per prevenire l’infezione da Toxoplasma, in donne non immuni, è opportuno evitare il consumo di carne cruda o anche poco cotta, di prodotti confezionati con carne cruda (salame, insaccati) ed il consumo di verdure crude non sufficientemente lavate.

In conclusione durante la gravidanza ogni donna deve avere una cura particolare per la propria alimentazione che, in certi casi, deve essere integrata con alcuni nutrienti e con i necessari principi vitaminici e deve sempre salvaguardarsi dall’uso di certi alimenti, contaminati o sospetti tali, per evitare alcune infezioni (epatite, toxoplasma, salmonella) di particolare significato durante la gravidanza.

“La dieta deve essere frazionata in 4-5 piccoli pasti”.

E’ consentito il consumo di latte per le sue proteine ad alto valore biologico, per il calcio, il fosforo, il magnesio, la Vit. A e la Vit. D. Se il latte non dovesse essere ben tollerato è possibile consumare lo yogurt.

E preferibile evitare il consumo di carboidrati semplici (zucchero, dolci) prediligendo gli zuccheri complessi quali pasta, pane, patate, legumi. Se ben tollerati consumare gli alimenti integrali.

Se siete vegetariane, il fabbisogno proteico può venire coperto dall’assunzione di latte, latticini e uova, che contengono tutti gli aminoacidi essenziali. La mancanza di carne potrebbe però causare un insufficiente apporto di ferro. Se non mangiate nemmeno latte, latticini e uova, dovete combinare i vari cibi molto sapientemente tra loro, per ottenere tutti gli aminoacidi essenziali. In gravidanza, comunque, non è consigliabile seguire diete completamente vegetariane.

E’ opportuno consumare quotidianamente verdura cruda o cotta e frutta di stagione. Tali alimenti apportano vitamine, sali minerali e fibre. Bisogna evitare il consumo di grassi animali (burro), preferire l’olio extravergine d’oliva o di semi di soia o di mais.

Si consiglia di limitare l’uso del sale per evitare l’eventuale ritenzione idrica. Per insaporire le pietanze è possibile utilizzare spezie, pomodori, aceto, succo di limone.

N.B.: In caso di eccessivo aumento di peso, cominciate ad eliminare gli alimenti più calorici e meno utili, come i dolci e gli stuzzichini (patatine fritte, pizzette,); limitate il consumo di pane (massimo 1 panino al giorno), di pasta (non più di 70 grammi al giorno) e di condimenti. Spesso questi piccoli sacrifici sono sufficienti per mantenere il peso nei limiti normali.

In caso di diete ipocaloriche è consigliato l’uso di integratori alimentari.

Esempio di dieta

Colazione:

– latte parzialmente scremato 200 cc

(o 200 g frutta o 125 g yogurt);

– 5 g zucchero (o miele);

– 2 fette biscottate (o 40 g pane).

 

Pranzo:

– pasta o riso 70 g (o 50 g pane o 300 g gnocchi) con

– pomodori o altre verdure o 100 g legumi;

– parmigiano 10 g;

– carne magra 150 g

(o 2 uova o 250 g pesce magro o 100 g formaggio);

– verdura 200 g;

– frutta fresca 100 g

 

Cena:

– carne magra 100 g

(o 200 g pesce magro o 70 g prosciutto o 1 uovo o 50 g formaggio);

– verdura 200 g;

– pane 50 g;

– frutta fresca 100 g.

“Per condire si può usare 40 g di olio e tutte le spezie e gli odori”.

 

I FARMACI IN GRAVIDANZA

Uno dei problemi che più angoscia le donne in gravidanza riguarda l’assunzione di farmaci durante la gestazione. Da alcuni studi effettuati si osserva che circa il 40-90% delle gestanti assume farmaci quali: vitamine, antibiotici, lassativi, antiemetici, antiacidi, diuretici ed antiistaminici. Valgono comunque due regole semplici: “In assenza di necessità il farmaco non va assunto”.

“La malattia materna che richiede l’assunzione del farmaco è quasi sempre più pericolosa del farmaco stesso”.

Le regole fondamentali in gravidanza:

• Quando desiderate una gravidanza, se è possibile, effettuate le terapie nella prima fase del ciclo, prima del periodo del concepimento e, cioè, entro il 14° giorno dall’ultima mestruazione.

• Appena avete un ritardo mestruale o il test di gravidanza positivo, sospendete l’assunzione di farmaci potenzialmente teratogeni.

• Evitate l’assunzione di qualsiasi farmaco, soprattutto nelle prime 10 settimane di gravidanza (70° giorno dall’ultima mestruazione). In questo periodo avviene la formazione degli organi.

• I farmaci che si usano comunemente (per il mal di testa, per l’influenza, per le allergie) non hanno effetti negativi dimostrati, per cui l’assunzione occasionale nelle prime fasi della gravidanza non presenta problemi.

• Se avete problemi che vi obbligano a terapie farmacologiche croniche (ipertiroidimsmo, ipotiroidismo, diabete, ipertensione, epilessia, sindrome depressiva), parlatene con il ginecologo prima di intraprendere una gravidanza. Alcune terapie dovranno essere modificate o anche sospese prima della gravidanza.

• Cercate di non rimanere incinta in concomitanza di viaggi che vi obbligano a eseguire vaccinazioni o profilassi contro malattie esotiche.

• Se state utilizzando una terapia con farmaci potenzialmente teratogeni (ad esempio l’acido retinoico per l’acne), adottate un mezzo contraccettivo.

“Solo l’ecografia accurata può individuare i difetti congeniti causati dai farmaci. La villocentesi e l’amniocentesi non hanno alcun valore diagnostico”.

“In caso di malformazione o altra patologia neonatale non si può stabilire con certezza la correlazione causa-effetto, in quanto il rischio di avere difetti congeniti è comunque di circa il 5%, indipendentemente dall’esposizione ad un farmaco teratogeno”.

I SEGNALI VERI E FALSI DEL TRAVAGLIO

Ogni parto e ogni travaglio seguono un loro corso e non esiste una tabella di marcia valida per tutte le donne. Alcuni segnali, dalle fitte alle contrazioni, indicano l’inizio delle doglie, ma vanno però distinti dai falsi allarmi. In particolare, a trarre in inganno la futura mamma possono essere le cosiddette false contrazioni. Riconoscerle aiuta la donna a non mettersi in ansia e ad aspettare quelle vere con tranquillità.

Non esistono regole fisse che preannuncino l’inizio del travaglio; ma ci sono tuttavia alcuni segnali che possono indicare che il bimbo nascerà presto.

Il distacco del tappo mucoso

La perdita del tappo mucoso non provoca dolore e perciò può passare inosservata. Il tappo mucoso è costituito dal muco che fino a quel momento chiudeva il collo dell’utero isolando la cavità uterina dall’ambiente esterno. Si tratta di una perdita di consistenza gelatinosa (più densa delle perdite vaginali che compaiono in gravidanza) e può essere striata di rosa o di rosso. La presenza di gocce di sangue è dovuta alla rottura dei vasi capillari che si verifica quando l’utero comincia a dilatarsi.

La comparsa di doloretti

Si tratta di dolori simili a quelli mestruali che coinvolgono anche la parte bassa della schiena. Tale segno è frequente in gravidanza e talvolta è presente durante tutta la gestazione.

In alcuni casi, in presenza di questi, è probabile che il travaglio abbia inizio nel giro di qualche giorno.

Le false contrazioni

Le false contrazioni compaiono a intervalli irregolari, in genere non sono ravvicinate tra loro (in alcuni casi, però, possono presentarsi anche a intervalli di 5-10 minuti) e possono cessare all’improvviso.

Quando si capisce che si tratta di false contrazioni è consigliabile cercare di occuparsi d’altro. Non sentirsi deluse: anche tali contrazioni hanno una loro funzione, si tratta di una fase preparatoria, molto utile prima del travaglio e che può durare in alcuni casi anche qualche giorno.

Le contrazioni vere

Le contrazioni vere si susseguono a intervalli regolari di tempo, all’inizio ogni 10 minuti circa, poi con frequenza sempre più ravvicinata e intensità crescente. Diventano progressivamente sempre più dolorose, a differenza di quelle false. Il passaggio dalle contrazioni false a quelle vere non è sempre netto, ma queste ultime possono essere facilmente riconosciute per le loro particolari caratteristiche. Le vere contrazioni, una volta iniziate, non si interrompono; le pause sono regolari e sempre più brevi. Un’altra caratteristica che contraddistingue le contrazioni che avviano il travaglio è rappresentata dal fatto che il dolore provocato dal continuo e progressivo “stiramento” della muscolatura del collo dell’utero scompare tra una contrazione e l’altra.

CONSIGLI FINALI

Quando andare in ospedale

Contrazioni: avvertire contrazioni non dolorose nel corso del terzo trimestre, è perfettamente normale, anche se vanno comunque segnalate al ginecologo. Se però le contrazioni sono dolorose e cadenzate potrebbero indicare un parto: in questo caso è necessario recarsi subito in ospedale.

Perdite di sangue: nel terzo trimestre, una perdita di sangue è più frequentemente un dato di scarso significato patologico in quanto si accompagna ad una rottura di un capillare del collo dell’utero ovvero ad una dilatazione dello stesso in presenza di contrazioni. Può anche, però, trattarsi di un distacco della placenta; è quindi necessario contattare il ginecologo e/o recarsi al Pronto Soccorso.

Perdite chiare: più spesso si può trattare di perdite di muco ma talvolta può essere il segnale di una rottura delle membrane, e quindi indicare l’avvio di un parto; per questo è necessario recarsi subito in ospedale.

Quando andare in ospedale in presenza di contrazioni.

In base alla frequenza e alla durata

misurare frequenza e durata delle contrazioni alla loro comparsa, usando un orologio. La frequenza va controllata misurando l’intervallo tra una contrazione e quella successiva.

La durata si calcola da quando comincia a quando finisce ogni singola contrazione. Di solito, all’inizio e di circa 15-20 secondi. É consigliabile andare in ospedale quando le contrazioni si succedono con un intervallo di 5-10 minuti e quando hanno una durata di 40-50 secondi circa.

Prepararsi per tempo.

E consigliabile preparare tutto l’occorrente circa 20 giorni prima della data presunta per non dimenticare le cose necessarie.

Per la mamma: Una camicia di cotone per il parto, completamente aperta, con bottoni sul davanti, a maniche corte sopra il gomito per facilitare l’inserimento di eventuali flebo e corta (perché non ostacoli i movimenti); due camicie da notte per la permanenza in ospedale aperte davanti per permettere l’allattamento; dei reggiseni da allattamento; una confezione di coppette assorbilatte (dischetti assorbenti usa e getta per la protezione igienica del seno che riparano gli indumenti dalla fuoriuscita di latte); mutande alte con elastici morbidi al giro gamba per trattenere bene gli assorbenti (in commercio si trovano anche in carta usa e getta o in rete morbida); pannolini.

Per il bebè: l’abbigliamento per il giorno in cui si ritornerà a casa.

Non indugiare se…

… si rompono le acque.

… compaiono perdite di sangue rosso vivo: possono essere dovute a un problema della placenta che va affrontato subito.

… si è in preda all’ansia. Ci sono donne che preferiscono restare a casa il più lungo possibile; altre si sentono più sicure in ospedale. L’importante è sentirsi tranquille.

Qualche consiglio.

Alla comparsa delle contrazioni può essere d’aiuto, per sopportare meglio il dolore o per attenuare l’ansia, leggere, ascoltare musica, riordinare la casa o farsi massaggiare la schiena dal partner.

Può aiutare molto farsi una doccia: il flusso dell’acqua ha un potere antidolorifico.

Limitarsi ad uno spuntino perché durante le fase avanzata del travaglio possono presentarsi attacchi di nausea o vomito; inoltre, se dovesse rendersi necessaria un’anestesia è preferibile che la donna sia a stomaco vuoto.

AMNIOCENTESI

Che cos’è l’amniocentesi?

E’ la principale metodica di diagnosi prenatale invasiva che consiste nel prelievo di liquido amniotico.

A cosa serve l’amniocentesi?

Riconosce alterazioni numeriche o strutturali dei cromosomi e, su richiesta dei genitori, alcune malattie genetiche (fibrosi cistica, l’emofilia, x-fragile).

Permettere la ricerca di agenti infettivi nel liquido amniotico in caso di infezione materna contratta durante la gravidanza.

In quanti giorni si ottiene la diagnosi?

Lo studio dei cromosomi si ottiene in circa 20 giorni. La metodica F.I.S.H. se richiesta, esclude alcune anomalie cromosomiche in 48 – 96 ore.

L’amniocentesi richiede una preparazione particolare?

Sono utili gli esami dei primi mesi di gravidanza e la profilassi antibiotica.

Come viene eseguita l’amniocentesi?

La tecnica più moderna è quella “ecoguidata” che utilizza una speciale sonda ecografica che rende la metodica particolarmente sicura.

In questo studio viene eseguita l’amniocentesi ecoguidata.

 

DIAGNOSI ECOGRAFICA PRENATALE

Ecografia del primo trimestre di gravidanza

L’ecografia del I trimestre di gravidanza fornisce informazioni molto importanti ai fini del regolare decorso della gravidanza:

– consente di accertare la regolare sede intrauterina della gravidanza

– consente di stabilire il numero di camere gestazionali e di embrioni presenti

– permette la datazione della gravidanza misurando l’embrione (CRL)

– valuta il rischio statistico di aborto attraverso un particolare rapporto tra la biometria della camera gestazionale e quella dell’embrione

– consente di eseguire lo screening ecografico del rischio di cromosomopatia mediante valutazione della translucenza nucale

– può evidenziare la presenza di malformazioni uterine, fibromi e patologie degli annessi.

Ecografia del secondo trimestre di gravidanza

Nel primo trimestre avanzato solo poche patologie malformative maggiori (ad esempio il mancato sviluppo della volta cranica -anencefalia- ed il mancato sviluppo di un arto -amelía-) possono essere riconosciute.

La capacità (sensibilità) dell’ecografia prenatale nel riconoscere le anomalie fetali è più elevata nel secondo trimestre, con una media del 48%; la migliore sensibilità è tra la 20a e la 24a settimana. Lo studio ecografico prenatale dell’anatomia fetale è fortemente condizionato da diversi fattori che possono falsare i risultati, nonostante la correttezza dell’esame.

Tali fattori possono essere così indicati:

– la variabilità della morfogenesi fetale (cioè dei tempi di sviluppo del corpo fetale) che non sempre consente deduzioni definitive con un unico esame ecografico;

– lo spessore della parete addominale materna;

– la posizione sfavorevole del feto;

– le anomalie di quantità del liquido amniotico;

– la gemellarità;

– l’epoca di gestazione.

Oltre al condizionamento dei risultati indotto dai fattori già indicati, va tenuto conto che non tutti gli organi e distretti corporei fetali possono essere visualizzati ecograficamente.

Ad esempio, per le sue dimensioni il cuore fetale può essere esaminato dalla 20a settimana in poi, anche se lo studio cardiaco è molto meno agevole dopo la 30a settimana.

Lo studio ecografico del secondo trimestre si completa con la valutazione della sede di inserzione placentare, della quantità del liquido amniotico, lo studio della circolazione uterina (per la valutazione del rischio di gestosi) e delle flussimetrie fetali.

Ecografia del terzo trimestre di gravidanza

L’esame ecografico del terzo trimestre può consentire di individuare quelle anomalie fetali il cui riconoscimento è difficile o impossibile nel secondo trimestre (ad esempio: agenesia renale monolaterale, acondroplasia, teratoma sacrococcigeo, agenesia del corpo calloso, etc.), ovvero le patologie evolutive che possono comparire in qualsiasi momento della gravidanza (idrocefalia, tumori, ernia diaframmatica, gastroschisi, patologie cardiache, patologie ostruttive renali, etc.).

Lo studio ecografico del terzo trimestre si completa con la valutazione della placenta, della quantità del liquido amniotico e le flussimetrie fetali.

CELLULE STAMINALI

Cosa sono?

Sono le cellule che, durante lo sviluppo embrionale, daranno origine a tutte le linee cellulari che andranno a costituire il corpo umano ed i vari organi. Tali cellule sono definite totipotenti in quanto sono in grado di dare origine a tutte le linee cellulari.

Si è scoperto che il sangue del cordone ombelicale, che abitualmente viene gettato via dopo la nascita, contiene invece un numero notevole di cellule staminali ematopoietiche pluripotenti. Tali cellule del cordone ombelicale possono essere raccolte in maniera molto semplice, senza rischi, al momento della nascita del bambino e possono essere poi crioconservate in vista di un utilizzo futuro.

Se dovesse essere necessario il loro utilizzo avrebbero il grande vantaggio che, provenendo dallo stesso individuo, non generano crisi di rigetto in caso di trapianto.

Patologie attualmente trattabili

Oggi i trapianti di cellule staminali vengono impiegati soprattutto per il trattamento di alcuni tumori maligni quali le leucemie, il linfoma non Hodgkin, il mieloma multiplo, il neuroblastoma , per alcune malattie del sangue quali la talassemia, la sindrome di Fanconi, la trombocitopenia, per alcune malattie metaboliche quali l’amiloidosi, l’osteopetrosi, il morbo di Gaucher, il morbo di Gaunter, per alcune immunodeficienze come la sindrome di Wiskott- aldrich, la malattia granulomatosa cronica, la sindrome mieloperoliferativa.

Le aspettative

La medicina nutre grandi speranze nelle cellule staminali e sono, quindi, in corso molte ricerche. Si sta dando molto spazio alla medicina “rigenerativa” cioè quella branca che si occupa della rigenerazione dei tessuti deteriorati.

Attualmente risultati sono stati ottenuti nella rigenerazione del tessuto cardiaco in seguito ad infarto e sono promettenti anche i risultati ottenuti nel trattamento dei tessuti nervosi.

I numerosi studi clinici in atto ci portano a pensare che nel futuro le malattie curabili con l’impiego di cellule staminali saranno sempre più numerose e potrebbe essere realizzabile l’utilizzo da parte dei parenti prossimi.

 

Ai genitori interessati potremo fornire notizie ed indicazioni per la crioconservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale.

 

MINERALOMETRIA

Mineralometria ossea computerizzata (M.O.C.) è una tecnica diagnostica usata per accertare il grado di mineralizzazione delle ossa.

Trova impiego nelle donne in menopausa nelle quali si verifica una riduzione della quantità del tessuto osseo mineralizzato (osteoporosi) con conseguente aumento della fragilità scheletrica e del rischio di fratture non traumatiche.

L’esame può essere effettuato con varie tecniche.

Si può utilizzare una tecnica chiamata DEXA, che viene eseguita con una specifica apparecchiatura a raggi X (radiazioni).

Oggi si sono maggiormente diffuse metodiche basate sull’uso degli ultrasuoni (onde sonore che l’orecchio umano non è in grado di percepire) utili per esaminare calcagno, tibia e falangi. Il ricorso agli ultrasuoni è preferibile, perché, a differenza dei raggi X, non sono pericolosi per la salute, anche se impiegati frequentemente. Questo esame è molto più preciso di una semplice radiografia, che mostra alterazioni evidenti del tessuto osseo solo quando la perdita di minerali è ormai in fase avanzata. E’ un esame non doloroso e di breve durata, al termine del quale il paziente può riprendere subito gli impegni abituali.

La prevenzione nelle donne a rischio è l’arma più efficace e consiste proprio nell’identificazione delle donne con massa ossea ridotta mediante le indagini suddette e nel loro trattamento ma si avvale anche di uno stile di vita individuale caratterizzato dall’abolizione del fumo , l’aumento delle attività fisiche e una adeguata alimentazione.

STUDIO DELLA MAMMELLA

Il cancro della mammella è la causa di morte di 10000 donne ogni anno in Italia. Nel combattere tale patologia l’arma più efficace è la prevenzione che si avvale dell’ esame clinico, della mammografia, dell’ecografia ed, eventualmente, dell’esame citologico o istologico.

L’esame clinico che la donna può effettuare più frequentemente è l’autopalpazione. E’ un’indagine che non va affatto sottovalutata in quanto la donna, conoscendo il proprio corpo, può accorgersi più facilmente e, soprattutto più frequentemente, di eventuali cambiamenti del seno, della comparsa di un nodulo mai palpato prima.

E’ importante che l’autopalpazione sia eseguita correttamente, una volta al mese e sempre nello stesso periodo. Le donne in età fertile possono eseguirla alcuni giorni dopo il termine del ciclo mestruale, quando la mammella è meno tesa e dolente.

Le donne in menopausa possono eseguirla il primo giorno di ogni mese.

Le alterazioni da ricercare durante l’autopalpazione sono:

– la comparsa di un nodo o di un addensamento nella mammella o nel cavo ascellare

– una variazione di dimensione, di forma o un’asimmetria delle mammelle

– una tumefazione della mammella

– qualsiasi alterazione cutanea, quale una retrazione od una irritazione

– arrossamento o desquamazione del capezzolo o della cute mammaria

– secrezione ematica o siero-ematica dal capezzolo

– dolore od aumentata sensibilità del capezzolo

– retrazione del capezzolo

E’ importante guardare e sentire entrambe le mammelle ed il cavo ascellare.

E’ necessario impiegare i polpastrelli delle tre dita centrali (indice, medio, anulare) e non la punta.

Il tempo richiesto varia a seconda delle dimensioni delle mammelle, in linea di massima sono sufficienti 15-20 minuti al mese.

Le indagini diagnostiche principali per lo studio della mammella sono rappresentate dalla mammografia e dalla ecografia mammaria.

La mammografia è un esame semplice che non richiede alcun tipo di preparazione. La mammella viene appoggiata su un apposito supporto e quindi compressa delicatamente per mezzo di un apposito strumento allo scopo di consentire una migliore penetrazione dei raggi. Questa operazione dura solamente pochi minuti e non provoca dolore ma solo, in alcuni casi, un lieve e momentaneo disagio.

L’ecografia è un esame complementare alla mammografia ed in alcuni casi, per una corretta diagnosi, può essere necessario l’uso di entrambe le metodiche. In particolare l’utilizzazione dell’ecografia viene raccomandata per esaminare le mammelle giovani e le mammelle dense nelle quali può essere difficile riconoscere i segni del tumore.

PARTOANALGESIA

L’anestesia in travaglio di parto ha lo scopo di ridurre il dolore del travaglio. Ciò produce una migliore ventilazione materna e quindi una migliore ossigenazione fetale.

La gestante che vuole sottoporsi ad una partoanalgesia deve prima essere visitato dall’anestesista. In questa occasione la paziente firma un consenso che autorizza all’esecuzione della procedura.

L’anestesia toglie il dolore della contrazione, permettendo alla paziente di collaborare con le spinte nel periodo espulsivo del parto. L’effetto sul dolore si manifesta dopo circa 20 minuti.

La paziente rimane sveglia e rilassata per tutta la durata del travaglio e ciò le consente di apprezzare l’esperienza del parto; non vi è alcun rischio di far nascere un bambino poco vivace o assonnato. Le statistiche riportano una percentuale di successo del 90%.

La partoanalgesia viene iniziata quando si è instaurata una buona frequenza delle contrazioni uterine.

L’anestesia epidurale è ormai una pratica comune in tutti i paesi sviluppati, per cui i rischi sono molto ridotti. Per ulteriori dettagli la paziente può discutere con il ginecologo e con l’anestesista al momento della visita anestesiologica.